Visualizzazione post con etichetta Dionisio di Francescantonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dionisio di Francescantonio. Mostra tutti i post

mercoledì 30 aprile 2014

PAOLO UCCELLO O LA FUNZIONE MAGICA DELLA PROSPETTIVA E DELLA MATEMATICA

Battaglia di San Romano
Paolo Uccello, in un’epoca di grandi pittori come quella in cui egli visse ed operò, il primo Quattrocento italiano contraddistinto dal raggiungimento d’una tecnica pittorica già sopraffina ma che conserva ancora l'ingenuità della visione, lo stupore di fronte alle cose del mondo, la fantasia che trasforma tutto in un bel sogno, spicca per la sua capacità di creare atmosfere incantate e rarefatte, oggi diremmo surreali, composizioni cristallizzate nella magia d’una luce mitica che, nelle scene per così dire d’azione, quelle più importanti della sua produzione, le tre grandi tavole della Battaglia di San Romano (tra le poche, però, superstiti, perché molto è andato perduto di questo pittore), appaiono illuminate come da un bagliore di tempesta in procinto di scoppiare che sembra tuttavia fermare i personaggi nel gesto in cui il lampo corrusco della luce li blocca al modo d’una istantanea fotografica (viene in mente la teoria di Cartier-Bresson: fermare l’attimo pregnante), conferendogli quell’aria di solennità ed eternità che stupisce e rapisce. Pittore per nulla realista, quindi, ma surrealista per eccellenza proprio per la sua capacità di creare nelle proprie opere quell’alone magico e favoloso che va al di là della realtà e la trasfigura nel sogno.
(clicca per continuare a leggere)

domenica 1 dicembre 2013

L'OMBRA DEL DIVINO NELL'ARTE CONTEMPORANEA

Vittorio Sgarbi è personaggio estroso, ma sbaglierebbe chi volesse circoscriverlo nei limiti del polemista facilmente incline  alla veemenza del linguaggio  che ci restituisce talvolta lo schermo televisivo. A contraddire quest’immagine basterebbe citare la sua instancabile attività di critico e storico dell’arte, tradottasi nella pubblicazione di numerose opere in volume nonché in un’infinità di articoli apparsi su giornali e riviste, da cui emerge non solo la sua profonda competenza e passione artistica, ma anche la sua capacità di distinguere a colpo d’occhio, direi quasi per istinto, i prodotti del genio artistico autentici da quelli scaturiti da una malintesa o fallace interpretazione dell’arte figurativa e della sua funzione, specie nell’ambito dell’arte contemporanea, dove gli equivoci abbondano anche per opera degli stessi critici o cosiddetti esperti, coi quali Sgarbi non si è mai imbrancato, rivendicando nei loro confronti la sua autonomia di giudizio e dimostrando così il suo anticonformismo. Anticonformismo, peraltro, manifestatosi già diversi anni fa quando, in piena dittatura astratta o informale, che imperversava da decenni soprattutto in Italia, fu tra i primi (se non addirittura il primo in assoluto) a rivalutare la pittura e la scultura di figure, restituendo dignità a quei pochi artisti che, non piegandosi al diktat della scomparsa dell’essere umano dall’arte figurativa e costretti quindi a un esilio forzato dal circuito delle gallerie d’arte, avevano continuato a lavorare in solitudine per sé e per una ristretta cerchia di amatori.

martedì 3 settembre 2013

LA SCRITTURA POLIFONICA DI WILLIAM FAULKNER

La scrittura di William Faulkner colpisce e avvince per la sua originalità, per la sua prodigiosa ricchezza sintattica e strutturale, per la complessità e sinuosità dei suoi periodi, paragonabili spesso a torrenti in piena di cui talvolta si stenta a seguire il corso, e per l’acutezza psicologica con cui riesce a restituire i personaggi messi in scena nei suoi romanzi – il tutto fuso in un pathos potente e pervasivo che si traduce nei momenti più alti in poesia rapinosa. In questi momenti si viaggia dentro la scrittura di Faulkner come all’interno d’una grande sinfonia polifonica e contrappuntistica che riesce a fondere il linguaggio alto e raffinato della tradizione narrativa più nobile con le tecniche sperimentali del flusso di coscienza e del monologo interiore, fitte di digressioni e improvvisazioni, in  una mirabile armonia che sfida qualunque paragone. Senza dubbio abbiamo a che fare con una prosa difficile, nella quale il lettore superficiale o disattento rischia facilmente di smarrirsi, ma si tratta, com’è ovvio, di musica per orecchie allenate ad assaporare la consonanza più articolata degli accordi e la ricchezza più raffinata dei suoni; roba per palati fini, insomma, eppure, a ben guardare, meno di quanto possa sembrare.

domenica 25 agosto 2013

ANDREA O I RICONGIUNTI DI HUGO VON HOFMANNSTHAL

Certe letture ti colpiscono al punto che, nel corso della vita, continui a tornarvi più volte perché ti avvincono e incantano come al primo incontro; senza dubbio perché le senti particolarmente affini al tuo gusto e alla tua sensibilità, ma forse anche perché vi scopri qualcosa di nuovo ad ogni accostamento. Per me, una di queste letture è Andrea o i ricongiunti del viennese Hugo von Hofmannsthal (1874 - 1929), un piccolo gioiello letterario di quella cultura mitteleuropea che diede frutti doviziosi per tutta la durata del suo percorso storico. Ed è curioso che questa lettura resti tra le mie più care e preziose perché si tratta d’un romanzo non finito, d’un frammento d’opera che non arriva al compimento della sua parabola e che rimase per Hofmannsthal una bellissima Incompiuta al modo di certe sinfonie di alcuni grandi musicisti (come quella di Franz Schubert, la N. 8 in B minore, tanto per fare un esempio), ma che proprio in questa incompiutezza, e nell’impossibilità intuita di pervenire a quella finitezza o se si vuole maturazione che la complessità della vita raramente concede agli uomini, trovano, paradossalmente, un non secondario motivo del loro fascino, del loro inesausto potere d’attrazione.
(clicca per continuare a leggere)

lunedì 25 febbraio 2013

PIRATI




La pirateria è un fenomeno storico che, grazie al potere di suggestione della letteratura e del cinema, è diventato favola, sogno, fantasia, mito mendace e cattivante. I pirati erano canaglie pronte ad ogni misfatto e scelleratezza, predoni instancabili e impudenti, assassini efferati, stupratori e torturatori sadici e feroci. Ma il mito li ha trasformati in cavalieri di giustizia e libertà, addirittura riparatori di torti e dispensatori di equità, pronti a depredare i ricchi per donare ai poveri. Storicamente la pirateria nasce e si organizza nel XVI secolo ad opera del governo inglese con lo scopo di sottrarre le colonie del Nuovo Mondo agli spagnoli, siti ricchi di cacao, di tabacco e di caffè ma anche scali commerciali di fondamentale importanza per le navi in transito dall’Europa all’Atlantico e diretti alle Indie, dove gli spagnoli, sempre loro, ammassavano i tesori depredati alle civiltà precolombiane nelle loro città fortificate. Gli inglesi s’erano già dotati d’una flotta imponente, ma, per incrementarla, si inventarono le cosiddette “lettere di corsa”, mandati con cui il governo britannico autorizzava i proprietari di vascelli mercantili ad attaccare gli spagnoli dopo averli riforniti di cannoni e di armi da distribuire agli equipaggi. In cambio, riconosceva ai mercanti armatori una percentuale sul bottino.  Ma questi mercanti finivano spesso per praticare la pirateria in proprio, trovando alleati e collaboratori coi pirati di piccolo cabotaggio che pullulavano lungo le coste del Nuovo Mondo e delle Indie. Così si sviluppò una sorta di comunità galleggiante, una società pseudo militare sospesa sull’acqua destinata a diventare un vero e proprio impero, che l’Inghilterra tollerava perché gli equipaggi irregolari contribuivano in ogni caso alla decimazione della flotta degli spagnoli e alla distruzione delle loro roccheforti.

(clicca per continuare a leggere)

giovedì 31 gennaio 2013

IL CINEMA DI ORSON WELLES




Orson Welles è stato indubbiamente uno dei più grandi registi cinematografici del Novecento, benché nella sua vita abbia realizzato molto meno di quanto avrebbe potuto, sia per la scarsa comprensione che incontrava presso le case produttrici hollywoodiane davanti ai suoi progetti e  alla sua concezione del cinema rispetto a tecniche e metodi di realizzazione, sia per la sua stessa incontentabilità davanti ai risultati ottenuti, che spesso lo portavano a disamorarsi di un’opera ancora in fase di lavorazione. Per questa ragione si guadagnò presto una certa fama di sregolatezza dissipatoria, ma è anche vero che la produzione interveniva spesso pesantemente sui suoi film, imponendogli tagli e sistemi di montaggio non corrispondenti ai suoi progetti iniziali e portandolo quindi a disconoscere in parte o in toto alcune opere. Anche per questo si sottopose ad un intenso lavoro d’interprete in film d’altri registi (era anche un attore di grande talento) onde guadagnare denaro e sganciarsi, almeno in parte, dal condizionamento dei produttori, recandosi spesso anche all’estero in cerca di finanziatori non legati al mercato hollywoodiano. A conti fatti, di Orson Welles, oggi, ci restano una decina di film, oltre ai frammenti d’opera che non videro mai la luce del grande schermo, come una sua versione di Cuore di tenebra di Conrad e del Don Chisciotte di Cervantes, e a soggetti suoi come The Deep o Dead Reckoning (L’oceano o Corpo morto) o The Other Side of the Wind (L’altra faccia del vento), tutti progetti rimasti incompiuti o allo stato di abbozzo.














(clicca per continuare a leggere)

martedì 25 dicembre 2012

NEL PARCO NIOKOLO KOBA DEL SENEGAL






Ho avuto occasione, anni fa, di trascorrere il giorno di Natale al Parco Niokolo Koba del Senegal e, poiché oggi è Natale, mi è grato riandare al ricordo di quella circostanza che rimane dentro di me come uno dei momenti magici delle mie esperienze di viaggio, ma anche un’occasione per riflettere su determinati sentimenti ispiratici da quei luoghi che siamo soliti chiamare “paradisi perduti”. Eravamo arrivati davanti all’ingresso del parco, a bordo di un vecchio ma solido pulmino wolkswagen, nel tardo pomeriggio della vigilia e, sbrigate le pratiche d’accesso – pagamento della quota per la visita, mostra ai guardiani della mancanza di armi da caccia all’interno del nostro automezzo ed esibizione delle fotocamere di cui eravamo dotati per documentare la vita degli animali nel parco –  eravamo entrati nella vasta area dopo aver dichiarato di voler trattenerci al suo interno fino alla sera del giorno successivo. Il buio era calato presto mentre avanzavamo lentamente lungo la pista di terra battuta e, temendo di finire fuori dal tragitto percorribile, c’eravamo fermati in una piccola radura, quindi, dopo una cena frugale, assicuratici che le portiere della vettura fossero ben chiuse, c’eravamo addormentati nelle nostre cuccette. 

lunedì 26 novembre 2012

LE MILLE E UNA NOTTE, OVVERO LA NEGAZIONE DEL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE

Le mille e una Notte è un labirinto narrativo dove ogni racconto si biforca in altri racconti, dando origine a infinite metamorfosi di situazioni, di generi, di personaggi; la realtà si confonde spesso col sogno, ogni cosa è quella cosa ma anche, prima o poi, il suo contrario. Dalle spoglie di un uccello si materializza un principe, ogni animale può nascondere un uomo, ogni uomo può rivelarsi quello che non ci si aspetta. Un povero vestito di stracci nasconde un califfo o un guerriero. Un barbiere sembra un perditempo e uno sciocco ma poi si palesa per un sapiente. Il corpo di una bellissima donna cela un jinn, creatura ribelle a Dio dedita al male ma, spesso, capace anche di affezionarsi a un uomo e di servirlo come il più devoto degli schiavi. Un’isola dove i naviganti scendono per riposarsi si trasforma in una balena che s’immerge, trascinando nell’abisso gli incauti che l’hanno scambiata per una terraferma.

mercoledì 14 novembre 2012

LA PITTURA DI GIORGIO MORANDI


Giorgio Morandi era un pittore con un pensiero fisso. Qualcuno ha voluto vedere, nella sua produzione ripetuta all’infinito di pochi oggetti a cui tornava continuamente,un’inclinazione maniacale. Indubbiamente la sua singolare abitudine di seppellire nella terra i pennelli ormai consunti e non più utili all’uso, quasi si trattasse di oggetti venerabili, non aiuta a sfatare il sospetto della mania. Eppure quest’uomo schivo, distratto, e forse davvero anche un po’ maniaco, è riuscito a ritrarre in pittura la purezza e l’assoluto, cose che in un’unica parola definiamo poesia, ossia quell’equilibrio speciale tra forma e colore che, quando si sposano, sprigionano un’armonia capace di far vibrare le corde più profonde di chi ama e ricerca la bellezza.