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giovedì 1 maggio 2014

VISITA A CARTAGINE





Cartagine immaginata in un'antica pittura
Il trenino per Cartagine correva lungo un’esigua striscia di terra, strappando al mare che la affiancava a destra e a sinistra rapidi balenii di sole. Ma, a parte quegli sprazzi di luce frantumata, dovuti al moto sobbalzante del treno, il mare intorno era piatto come una tavola, d’un affranto color verde, torbido e oleoso, che gli conferiva l’aspetto inerte e lacustre dello stagno; indubbiamente per questo i tunisini hanno battezzato quella distesa d’acqua salata, mai turbata da un soffio, Lago di Tunisi. Era domenica e nei vagoni oscillanti rumoreggiava una folla festaiola visibilmente in gita fuori città, una ressa di gente accaldata e invadente del tutto simile alle moltitudini domenicali delle nostre latitudini se non per i fez, i turbanti e qualche barracano, quel camicione bianco simile a un’antica veste biblica indossato da alcuni arabi. Temevo di ritrovarmi incastrato, una volta giunto a Cartagine, in mezzo a una calca di corpi sudati e vocianti; invece, fui l’unico a scendere alla minuscola stazione che ha preso il nome della città punica; evidentemente per i tunisini - pensai - le mete domenicali erano altre, d’un tipo più prosaico e mondano, come le spiagge più lontane del Capo Bonn o il villaggio turistico di Sidi Bou Said; e, seguendo con lo sguardo la direzione indicata da una freccia con la scritta Carthage, ritenni anche di capire perché. Là dove immaginavo di trovare vestigia di templi e di mura, di selciati di strade e di pavimenti di case, insomma di tutto ciò che costituisce l’attrattiva d’un sito archeologico celebre e insigne, di irresistibile richiamo turistico, non vidi altro che una piccola collina sul mare, nuda e polita come una testa incalvita.

lunedì 8 ottobre 2012

LEPTIS MAGNA, UNA CITTA’ ROMANA VISIBILE NELLA SUA (QUASI) INTEGRITA’




 Nel corso di più viaggi ho potuto visitare molti siti archeologici romani, da quelli italici ad altri situati in Europa Africa e Asia minore, ma di nessuno di essi conservo l’impressione preziosa e incantevole ricevuta da Leptis Magna, città romana situata sulla costa libica a una manciata di chilometri da Tripoli. Ricordo che, appena la vidi ergersi dal candore delle sabbie sahariane, un complesso urbano imponente e solenne nettamente disegnato dall’invadenza della luce desertica eppure stupefacente e illusionistico come un miraggio, mi apparve quale la materializzazione d’un sogno sempre accarezzato e mai ritenuto possibile, quello, struggente, della visione complessiva della città romana originale, restituita una volta tanto non dai pezzi e dai bocconi ritagliati qua e là all’interno o a ridosso di tessuti cittadini d’epoche posteriori, ma nell’interezza e nell’organicità della sua struttura urbana e in tutta la sapienza e finezza delle sue articolazioni architettoniche